Flash postali 11

Free Letter Day

HONG KONG, 10 ottobre 2007. La lingua della posta che si parla in Cina, nel distretto di Hong Kong, ha degli spunti melodiosi. Ieri alla festa dell’Upu si è affiancata una manifestazione dai forti contenuti simbolici. Per un giorno è stata data la possibilità a chiunque di inviare una lettera personale senza pagare, vale a dire senza far uso di francobollo. Un offerta commerciale, da Hong Kong con amore, che ha indotto migliaia di persone ad approfittarne cimentandosi nella scrittura epistolare se non altro per provare l’ebbrezza da marketing del prendi uno e paghi zero. Immaginiamo che anche il battaglione dei filatelici avrà imbucato nelle speciali cassette le sue buste per poi recuperare un pezzo di storia postale da mettere nell’album o da vendere. Invidiandoli, noi dell’Accademia segnaliamo ai managers occidentali il valore dello stimolo postale, cioè l’invito motivato a scrivere una lettera, che le autorità qui hanno praticato anche in altre circostanze. La Cina, come si sa, è lontana ma vicina a noi grazie alla forza di penetrazione dei suoi prodotti.

Free-letter day proves popular

Send a loving letter for free with HK Post


Festa mondiale della posta

ROMA, 9 ottobre 2007. In effetti, a sorpresa, l’Italia quest’anno partecipa alle celebrazioni della festa della posta. La divisione filatelia di Poste Italiane spa ha allestito un bollo speciale di contorno a una piccola mostra incentrata sui buoni di risposta postale, i misteriosi Coupon Reponse creati dall’Upu per permettere a chi scrive una lettera all’estero di allegare al destinatario il francobollo per la risposta, superando il problema della nazionalità. Una carta valore poco usata ma che ha i suoi appassionati collezionisti. Dunque un plauso a Roma, anche se il tutto pare un modo molto poco spettacolare e non coinvolgente nei confronti dell’opinione pubblica, fosse pure quella filatelica. Di questo basso profilo comunque i postali italiano non hanno colpa poiché riflette l’impostazione burocratica, e dovuta, dei responsabili dell’Upu di Berna, molto più preoccupati della difesa delle loro prerogative che di una incisiva azione di sostegno ai piaceri della postalettere.

L’iniziativa italiana 2007


9 ottobre Festa della posta

ALTOMONTE, 8 ottobre 2007. Domani, ufficialmente, in tutto il mondo si festeggia la Giornata mondiale della Posta, o World Post Day, o Journée mondiale de la Posta, o Weltposttag, ecc. La data viene a coincidere con l’istituzione nel 1874 dell’Unione postale universale, e dal Cile al Giappone, stimolate appunto dall’Upu, le amministrazioni e le società di gestione del servizio postale cercano di far convergere l’interesse della pubblica opinione in forma di festa intorno a quella che, in fin dei conti, è la propria ragione sociale. E in Italia cosa si fa? Saremmo proprio curiosi di saperlo.

Wold Post Day


260 anni di servizio postale

SANTIAGO DEL CILE, 8 ottobre 2007. Sono passati tre secoli da quando il re di Spagna concesse al mercante don Ignacio de los Olivos il titolo di “Teniente” del Corrier Maggiore in Cile. Non è la prima data in ordine al servizio postale, cioè allo scambio della corrispondenza, e anche in seguito le cose non sono sempre proseguite ininterrottamente, ma il 1747 viene considerata l’anno di fondazione del moderno servizio postale cileno, che quest’anno spegne le candeline con una grande mostra filatelica, timbri speciali e un libro. I francobolli erano usciti, giustamente, per il 250° compleanno nel 1997. La mostra filatelica nella capitale verrà inaugurata domani, in coincidenza alla giornata internazionale della lettera, e ci saranno altre manifestazioni in diverse città.. La storia della posta, firmata da Alfonso Calderón, scrittore e poeta cileno, verrà invece presentata il 24 ottobre. Sembra sia un’opera valida.

Correos de Chile celebrará sus 260 años


Parole in gioco e cartoline di parole

URBINO, 8 ottobre 2007. Il prossimo weekend, per chi non va a Roma Eur alla manifestazione filatelica, la meta giusta è Urbino, con la seconda edizione di un grande festival culturale incentrato sulla parola, sulla parola fisica, tipografica, fonetica, virtuale ma anche postale. In calendario infatti domenica prossima alle 11 nel museo della città l’appuntamento intitolato “Nel cuore delle parole”, un workshop in cui i partecipanti impareranno a ricostruire attraverso i messaggi delle cartoline d’epoca i linguaggi e i riti amorosi del Novecento. La formula workshop coinvolge il pubblico nell’esperienza diretta, personale, della parola in gioco, guidandolo” tra le tecniche che permettono alle parole di scoprire incastri imprevedibili, alchemiche combinazioni”. Infatti “per oltre un secolo la cartolina illustrata è stata il messaggero per eccellenza dei sentimenti e dei segreti degli innamorati di mezzo mondo. Oggi, in epoca di sms e di webcam, di chat e di telefonini, questi cartonicini variopinti, spesso raffinati per segno e linguaggio ma più sovente commoventi “povere” rappresentazioni di “ricchissimi” amori di gente comune, sono diventate testimonianze preziose d’un modo di comunicare passioni e pulsioni che sembra tanto lontano. Ferruccio Farina, già autore di Baci, carezze e pensieri d'amore Messaggi amorosi in cartolina 1900-1950 (Milano 1997) ricostruirà, attraverso un’operazione di vera e propria archeologia dei sentimenti compiuta attraverso le migliaia di messaggi in cartolina della sua straordinaria raccolta, il linguaggio e i riti amorosi di un secolo addietro”. Questo recita la locandina, e la proposta sembra di quelle importanti, anche alla luce del fatto che Farina, professore all’Università di Urbino è un forte collezionista. Lo straordinario sito “Balnea Museo virtuale dei bagni di mare e del turismo balneare” che a lui fa capo, ad esempio, si presenta arricchito in modo straordinario dai messaggi visuali veicolati dalle cartoline d’epoca di località di mare romagnole (anche se meritano attenzione appunto pure le parole, cioè i messaggi scritti su tali materiali).

Parolo in gioco – Eventi

Balnea museum


Ritirare le raccomandate allo sportello filatelico?

LECCE, 7 ottobre 2007. In tutte le città il disamore che i managers di Poste Italiane spa hanno nei confronti del servizio postalettere ha portato al triste fenomeno delle lunghe file allo sportello per ritirare le raccomandate non consegnate a domicilio. Una situazione che offre continuamente lo spunto agli ex utenti, oggi promossi clienti, per lettere aperte e reclami ai quotidiani. Ci sono persone che hanno deciso di non ritirare più questo genere di invii. Anche a Lecce il problema è serio e noi riprendiamo uno di questi sfoghi sia per il carattere paradigmatico, sia perché chi lo fa, dopo aver meditato in fila 30-45 minuti (di media) ha visto a fianco dello sportello Inesitate lo sportello Filatelia, che serve ben poca gente, ed ha pensato che sarebbe un sollievo per tutti se l’addetto, nei momenti in cui è libero, desse una mano a cercare e a distribuire le fatidiche raccomandate. In effetti al sud il fenomeno degli sportelli filatelici poco frequentati esiste, e un’altra volta parleremo di come si fa per raggiungere anche qui, a fine anno, il budget prestabilito.

L’unico strumento possibile è non ritirare più le raccomandate

Poste Centrali, il cronico problema delle lunghe code



Alla posta le macchinette non accettano contanti

BRIDGEPORT, 7 ottobre 2007. La situazione degli uffici postali Usa è diversa da quella italiana. Da noi la tradizione dei francobolli in vendita presso le tabaccherie, di fatto, ha reso inutile il sistema anglosassone delle macchinette distributrici collocate fuori dagli uffici. In Italia i pochi esperimenti fatti sono rarità filateliche e le relative apparecchiature sono subito finite in magazzino, o al museo. Ora anche la posta americana da qui al 2010 smantellerà le macchinette automatiche tradizionali perché danno problemi di manutenzione. Al loro posto si è iniziato ad istallare una serie di apparecchi automatici che permettono di acquistare l’affrancatura e volgere le funzioni di accettazione senza accedere allo sportello. In questo modo si evitano le file. Il problema è che le nuove macchine accettano solo carte di credito e questo ha creato malumori tra la gente, abituata anche nel commercio alla presenza di distributori automatici con monete. Contante sì, contante no, è stato il tormentone dell’estate nel Connecticut, che farà discutere l’opinione pubblica a lungo. Anche in Italia, comunque, Poste Italiane spa si è posta alla guida del movimento per l’abolizione del contante. Da noi lo slogan balneare è “Zero contanti, più contenti”.

Postal Service automates stamp buying

Stamp Vending Machines To Be Eliminated

Poste Italiane dichiara “guerra” alla moneta contante


Rapinato postino ticinese sedicenne

BELLINZONA, 6 ottobre 2007. Ieri si è appreso di un evento di cui a memoria d’uomo non si aveva ricordo. Un adolescente postino alle 9,30 è stato aggredito da uno che parlava italiano e dopo esser stato malmenato si è visto sfilare il borsello in cui teneva i valori. Come un fulmine la notizia ha fatto il giro del Cantone rimbalzando oltre frontiera. La polizia conferma il fatto ed è toccato ad un imbarazzato portavoce della Posta spiegare come mai un ragazzo di 16 anni, un apprendista che deve essere sempre affiancato dal titolare, fosse in gita da solo e con i valori. Noi suggeriamo di leggerle queste dichiarazioni e di conservarle tra i documenti in quanto capolavoro di equilibrismo istituzionale oltre che un segnale dei pericoli da privatizzazione. Certo la storia postale è pronta a tutto. Sa bene che a Venezia nel Settecento i portalettere venivano reclutati tra i mendicanti della città che si accontentavano di una magrissima percentuale giusto per sfamarsi. Il portavoce della direzione conclude con il più classico dei registri: “Lasciamo pieno campo alla polizia per operare a pieno ambito”. Appunto. Ma per denunciare il ladro o il responsabile del ragazzo lasciato solo?

Postino malmenato e rapinato?

La polizia conferma: rapinato un postino 16enne

La notizia rimbalza subito a Varese

Il ragazzo sta bene. Episodio isolato, nessun allarmismo


Filatelia come commedia della vita

NEW YORK, 6 ottobre 2007. Con stasera va in scena a Broadway, al Biltmore Theatre, il thriller Mauritius su testi della commediografa Theresa Rebeck, incentrato sulle vicende di due sorellastre che dopo aver ereditato una collezione con francobolli di gran valore, i due Mauritius nuovi, si trovano di fronte tre uomini (un piccolo commerciante filatelico, un disoccupato, un ricco potenziale acquirente) che si sforzano di metterci le mani sopra. Sono dialoghi a tinte forti che mettono a fuoco quanto di malvagio alberga negli animi. In un’intervista empatica l’autrice comunque racconta di essersi avvicinata al mondo della filatelia per puro caso, una certa mattina in cui non aveva voglia di scrivere e navigando su internet è approdata all’asta dei francobolli appartenuti a un nobile spagnolo. La bellezza dei pezzi la colpisce. In più resta affascinata dalle storie retrostanti, oltre che dal livello delle quotazioni. Il mistero della filatelia la intriga anche perché scopre che essa ha in sé la capacità di soddisfare la sete di assoluto che contraddistingue l’uomo. Intanto stanno uscendo le recensioni dei critici teatrali, se non altro alle prese coi misteri culturali della pianta filatelica.

Going Postal
Mauritius is a thriller about stamp collecting

Scene dalla commedia

I became really fascinated by how beautiful the stamps were

La recensione del New Yorker con illustrazione d’artista

La rubrica teatrale del New York Times


Ufficio postale nuovo stile

LAVELLO, 6 ottobre 2007. Dopo un prolungato cantiere fonte di non pochi disagi è stato inaugurato l’ufficio postale nella nuova livrea giallo-blu secondo i criteri di restyling alla Michele De Lucchi. Discorsi del presidente della Provincia (residente qui), del commissario prefettizio e del direttore di Potenza: “La cittadinanza ha atteso oltre un anno per riappropriarsi di questa struttura, ma oggi credo possa festeggiare. Il nuovo ufficio dispone di sei sportelli, cinque per i prodotti Bancoposta e uno per quelli postali”. Il presidente ha colto l’occasione per suggellare i “criteri di innovazione e modernità, segno del cambiamento dell’azienda che, al tempo stesso, mantiene un forte radicamento sul territorio” dando notizia dell’accordo con le Poste per i servizi in 28 comuni potentini. Di questi tempi tagli del nastro in uffici postali oggetto di ristrutturazione interna se ne susseguono in giro per l’Italia, e segnano visivamente il momento di passaggio, una sorta di cambio della pelle, tra la novecentesca Amministrazione P. T. e la posta del XXI secolo che ne ha preso il posto. Anche a Lavello un segno fa da cifra a tutta l'operazione: la “nuova” posta ha cinque sportelli per i servizi a danaro e uno, uno solo, per i servizi postali. Eccola la filosofia di un management concentrato sull’idea di posta banca e poco interessata ad avere una forte posta lettere. In effetti la strategia finanziaria, a causa delle magagne del mondo bancario italiano, oggi sembra quella giusta. Ma se in futuro le banche, conclusa la stagione dei matrimoni e delle alchimie aziendali, torneranno a pensare alla clientela normale, recuperando quanto la posta ha loro sottratto, come la metteremo? Anche nel corso del XX secolo la postalettere ha dovuto sopportare l’aura di superiorità degli ingegneri telegrafici e delle telecomunicazioni, ma alla fine della favola telegrafo e telescriventi sono finite al cimitero dei Dead Media e la Posta continua a portar loro fiori.

Esprimo grande soddisfazione per la riapertura di questo ufficio


La capitale delle lettere è Milano

MILANO, 5 ottobre 2006. Per gli amici lombardi, ma non solo, un appuntamento da non perdere domani pomeriggio, sabato, dalle 16 in avanti al teatro Dal Verme in Foro Buonaparte per la terza edizione del Festival delle Lettere “dedicato alla scrittura in carta, penna e francobollo”. Gli organizzatori sono vicini a noi e nel richiamo ad esperienze estere la manifestazione applica il modello della spettacolarizzazione alle tematiche postali. Suoni, immagini, letture ad alta voce di testi epistolari, anche del passato e di mittenti colti o illetterati come i soldati della Grande Guerra, costituiscono gli ingredienti della festa. Poi una sezione dedicata alle Videolettore cioè alla trasposizione cinematografica del messaggio interpersonale. Lettere nel cassetto si chiama invece la proposta aperta a tutti di trovare lettere ricevute almeno 20 fa per riproporle. Letter to Africa è l’idea di “un ponte di lettere tra l’Italia e l’Africa. Le lettere colmano le distanze. E’ un’esperienza che tutti, almeno una volta, dovremmo aver provato, per quanto lontani possiamo essere da chi scrive, nel momento in cui riceviamo la sua lettera è come se l’avessimo accanto”. Non manca il concorso a premi (scadenza maggio 2007) che ha visto arrivare oltre 2000 lettere in gara per il lauro di miglior lettera e busta. Sacerdotessa l'editrice Rosellina Archinto che tanto ha fatto per la riscoperta dei libri di lettere. Un gran bel messaggio quello impostato a Milano, “proprio dalla capitale del frastuono ambientale e del silenzio interiore, arriva un segnale che ci riporta alle origini della comunicazione più vera, empatica e autentica che l’uomo sia mai stato capace di inventare: le lettere”. Forse qualche spazio in più ai francobolli ed ai postini, in questa epifania, andava riservato.

Ci vediamo il 6 ottobre?


Codici di avviamento postale all’università

TORONTO, 5 ottobre 2007. Il quotidiano “The Globe and Mail” riferisce di un esperto delle Nazioni Unite mandato per trovare soluzioni al problema delle abitazioni popolari in certe zone di Vancouver definite, nel titolo, come “i più poveri codici postali del paese”. Tutti conosciamo la funzione dei numeri legati ai codici di avviamento postale che rendono possibile la lavorazione delle lettere in automatico. E’ una delle cifre di quel nuovo che avanza spazzando via tradizioni e professionalità legate alla conoscenza della geografia postale. Anche i collezionisti si dedicano alla lettura e all’interpretazione dei segni lasciati dai mittenti e rimarcati dagli impianti di meccanizzazione. E come ulteriore spinta all'approfondimento critico abbiamo voluto segnalare il titolo del quotidiano canadese, spia del fatto che i numeri C.A.P. si sono trasformati in un concetto metapostale e sono riconosciuti come uno dei marcatori geospaziali negli studi economici o di sociologia. Anche un giornalista del quotidiano online “Portugal Diario” colora con il titolo Un codice postale che vale oro un pezzo dedicato al fatto che l’indirizzo NY 10021 contraddistingue i ricchissimi che vivono in una certa zona di Manhattan. Quanto alle zone di Londra, tra tutti i paesi membri del G7 sono quelle che negli ultimi dieci anni hanno visto la massima concentrazione di famiglie molto benestanti, vale a dire la maggior ricchezza per codice postale.

UN housing specialist to tour Canada's poorest postal code

Web Portal with Innovative 6-digit Postal Code Boundaries

Um código postal que vale ouro

UK likely to have most G7 rich per postal code in 10 years


Nuovi prodotti postali: Cartomedia o D-carte?

PLOZÉVET, 5 ottobre 2007. La ditta Champ Libre crea e commercializza un tipo di neocartolina che non lascia indifferenti i cultori di storia postale e gli appassionati della bella posta. Si tratta di Dvd, cioè supporti multimediali in materiale plastico, presentati in formato postale, rettangolare e spedibile. Da metà agosto anche la Poste si è convinta e le D-carte vengono vendute alle boutiques degli uffici postali francesi. L’invio può avvenire allo scoperto o imbustato, in ogni caso col francobollo di tariffa base normalizzata. A tenerli in mano i pezzi trasmettono sensazioni di piacere. Il supporto è colorato, palpabile, accattivante, e reca un mix di scrittura e immagini. Questo il primo impatto. Quanto al secondo livello di lettura basta inserire la cartolina nell’alloggiamento per Cdrom nel computer per vedere fino a 200 fotografie, testi all’infinito, un filmato. Il terzo livello di lettura è riservato ai collezionisti o agli studiosi. Anche in Italia non mancano esempi di multimedialità postale come appunto a Cuneo dove la Confcommercio ha fatto stampare 10.000 cartoline, ribattezzate “Cartomedia" o Cartoline Golose. Oltre all’aspetto turistico, o ludico, oppure filatelico, di un prodotto dalle forti radici postali, interessante il fatto che le cartoline multimediali contestualizzano quello che un secolo or sono fu il boom internazionale delle cartoline postali illustrate. E a noi, distratti, ricordano come anche allora molta parte del successo fosse legata alla commercializzazione di nuovi mezzi visuali di comunicazione. A cavallo del 1900 la fotografia, a cavallo del 2000 le tecnologie elettroniche. Ieri come oggi l’idea della posta, cioè il mistero della trasmissione e della ricezione, conserva dunque tutta la sua forza.

La D-carte, carte postale multimédia de nouvelle génération

La Poste distribue les DVD-cartes postales

D-carte, la cartolina DVD e multimedia autentica

La vecchia cartolina e il nuovo dvd insieme fanno una Cartomedia

Le Cartoline Golose di Confcooperative Cuneo


L’inflazione dei francobolli

ALTOMONTE, 4 ottobre 2007. Di tanto in tanto gridolini di dolore si levano dal mondo dei collezionisti e la stampa ne fa eco. La filatelia moderna rischia di morire per le troppe emissioni che drenano tutte le risorse degli appassionati. Chi ha la vocazione per le statistiche, sfogliando cataloghi ogni anno più pesanti, sa dire di quanto aumenti il numeri dei francobolli emessi in giro per il mondo. Obbiettivamente abbiamo stimoli per meditare. Anche alla luce di un simpatico riscontro trovato spulciando una fonte storica ricca di sorprese: i resoconti delle discussioni in aula nel parlamento italiano (anche la nostra vecchia Accademia fu oggetto alla Camera di una interpellanza, un po’ pretestuosa, da parte dell’onorevole Publio Fiori nel 1981). Nella seduta del 27 aprile 1954 l’onorevole Cottutta discutendosi il bilancio delle Poste toccò l’argomento “Francobolli: ma è possibile che si debbano angariare in così malo modo gli sventurati che hanno la melanconica idea di fare i filatelici? Per star dietro a tante nuove emissioni, occorrono dei capitali. Comincia a diventare una speculazione, anche poco pulita. Ai tempi passati – non parlo di rimpianti, non parlo di niente – c’erano i francobolli con l’effigie del re col pizzetto: era Vittorio Emanuele II. I francobolli erano sempre quelli. Francobolli nuovi si facevano solo quando c’era da aumentare il prezzo, o nel caso di successione al trono. Ora, invece, panorami ed altro ad ogni momento”. Pronta fu la risposta del governo, per bocca del sottosegretario alla Difesa: “Ma ciò è di grande interesse economico, appunto per i filatelisti e per tutti gli altri”. Al che l’onorevole Cottutta volle replicare: “Non credo. Comunque trovo che è una speculazione anche perché ho sentito dire che non si mettono tutti in vendita i francobolli quando viene emessa una nuova serie, ma in parte si accantonano. Ora, per me non è una cosa buona stampare un francobollo ogni 15 giorni e specularci sopra. Questi poveretti che devono fare le collezioni come fanno a starci dietro?”. Obiezione del sottosegretario: “Ella non considera la gioia di cambiare ad ogni momento…”. Telegrafica la replica del Cuttitta: “E’ l’inflazione dei francobolli”. Questo dialoghetto ci è tornato in mente leggendo che un gruppo di filatelisti inglesi collegati tra loro in Internet ha indirizzato alla Royal Mail una petizione (con 500 firme) affinchè riduca il numero dei nuovi francobolli perché anche la gloriosa Inghilterra sembra essersi messa a livello di certi statarelli del terzo mondo sfornando carte valori postali come confetti. Molti francobolli inoltre non vengono usati ed è impossibile acquistarli ai normali sportelli. Di fatto ciò impedisce ai bambini di appassionarsi alla filatelia. Lapidaria la dichiarazione di David Walker, capo del Philatelic Sector, che si è detto certo del fatto che i collezionisti vogliano più, e non meno emissioni di francobolli.

Atti parlamentari Camera dei Deputati Seduta del 27 aprile1954

Resoconto stenografico seduta del 23 novembre 1981

Great Britain is like a Third World Country, where the stamps are produced like confetti


Francobolli senza prezzo per la vita

BRUXELLES, 3 ottobre 2007. Autunno ricco di novità postali. Dal 1° ottobre, per il servizio interno, scatta la riforma dei francobolli con indicazione non del valore facciale ma della categoria (da 1 a 7). La tariffa si basa sui multipli del porto base: lo scaglione n° 1 (invio normalizzato fino a 50 grammi) costa euro 0,52., il n° 2 (non normalizzato fino a 100 grammi) costa 1,04, il n° 3 (da 100 a 350 grammi) costa 1,56, il n° 5 (da 350 grammi a 1 kg) costa 2,60, lo scaglione n° 7 (1-2 kg). Gli invii oltre i due chili o di formato che non entra in una buchetta della posta privata appartengono alla catagoria dei pacchi sui quali si applicano i francobolli Kilopost pure loro divisi in 5 classi di peso, a partire da quella base di euro 4,30. La storia dei francobolli senza valore facciale, in verità, non nasce oggi ed è lunga e articolata. Esiste anche un’associazione internazionale di collezionisti specialisti, NVI Club, collegata all’università di Nantes, che hanno sempre più materiale da studiare. Anche la Poste si dichiara orgogliosa per la sua piccola rivoluzione, prima in Europa in una novità che interessa anche le emissioni commemorative perché d’ora in poi tutti i nuovi valori recheranno unicamente l’indicazione della classe di peso. Evitare il valore facciale, ed adottare un sistema semplificato di computo del porto, agevola sia i mittenti che gli uffici postali e i depositi delle carte valori Al momento la riforma non tocca gli invii internazionali. Fare confronti con quanto capita all’estero lascia sempre un po' d'amaro in bocca. In Belgio dove il costo della vita e gli stipendi sono più elevati scopriamo tasse postali più dolci. Da noi, ad esempio, il plico sotto due chili paga 8 euro. In Belgio 3,64. Inutile ogni ulteriore commento in ordine alle rendite da monopolio tollerate in Italia.

Voici vos nouveaux timbres

Nouveau timbre valable à vie qui ne perd jamais de leur valeur

No Value Indicator NVI Club


Si torna all’epistolare

PARIGI, 2 ottobre 2007. La posta elettronica, a quanto pare, è in testa tra i modi di comunicare dei francesi rispetto al telefono, sia fisso che mobile, per quanto attiene ai rapporti interpersonali. Le rilevazioni danno il 37% dei contatti via e-mail (anche in forma di Chat e Forum) , rispetto al 32,1% con telefonino e al 31,9% da telefono fisso. Pure l’uso di Internet mobile, cioè con cellulare, cresce. Le statistiche, ovviamente, vanno sempre prese con le pinzette, tanto più che noi sappiamo essere diversi gli stili della comunicazione, così come lo sono le fasi della vita o le professioni e le possibilità d’accesso agli strumenti, ma ciò che emerge dai numeri, oltre che dalla personale esperienza, è la ripresa alla grande delle modalità di comunicazione scritta interpersonale, appunto quelle caratterizzanti il tempo della posta e che molti superficiali osservatori, fino a pochi anni fa, davano per spacciate e meritevoli di attenzione giusto da parte dei filatelici. Piccole e meschine supponenze al cospetto di un tema che ora configura un vero e proprio Rinascimento comunicazionale! E spingerà certamente i bravi storici a riconsiderare le tematiche postali. I comportamenti di oggi sono infatti ricchi di analogie con il passato anche se noi le parole le scriviamo su un video e i nostri antenati su carta, e anche tempi e modi di trasmissione tecnicamente sono molto diversi. Un modo giusto di leggere il senso storico della posta, che è appunto funzione di lungo periodo, è di intenderla in termini di comunicazione in tempo reale. Si sbaglia a giudicare solo in base all’esperienza degli ultimi 50 anni del XX secolo in cui la funzione si è trovata a dover vivere la conclusione di uno dei suoi cicli biologici. Quanto a noi dell’Accademia non ci stancheremo di mettere sull’avviso i giovani storici affinché non cadano nei trabocchetti tesi loro da quei vecchi maestri che hanno creduto di leggere nel telegrafo un precursore di Internet, giusto perché avevano assunto un’impostazione da sociologi.

Communication: drôle de retour à l’épistolaire

Internet devient le 1er vecteur de communication privée...



Dolci monopoli postali addio?

LUSSEMBURGO, 2 ottobre 2007. L’accordo tra i ministri delle comunicazioni degli stati membri della U.E., cui si è giunti ieri, fa slittare di altri due anni il previsto piano (al 2009) di apertura del mercato alla corrispondenza entro i 50 grammi di peso, vale a dire le lettere, che resta di riservato dominio dei vari gestori nazionali. Il piano di piena liberalizzazione al 1° gennaio 2011 ora deve essere approvato dal Parlamento e poi risottoscritto. Non è detto comunque che da qui al 2010 non insorgano altri ostacoli. Soddisfatti, come sempre, i giudizi dei politici, e in particolare quello del ministro italiano Gentiloni che si vanta per un elemento nuovo introdotto nel tormentone del monopolio postale. L’Italia è riuscita a far eliminare la distinzione giuridica tra servizio di corriere espresso e servizio universale, in vista di “una possibile convergenza tra il corriere espresso e il servizio universale”. Al momento non è facile dare un senso a tali parole e capire se esse sottintendono la volontà di imbrigliare anche il servizio corrieri nei vincoli del servizio postale, ad esempio costringendo gli operatori a coprire tutto il territorio nazionale. In questo modo, di fatto, estromettendo le tante piccole ditte che trovano la loro ragion d’essere nei servizi urbani o limitati. Il calendario della liberalizzazione europea concede, salvo ulteriori proroghe, due anni in più di monopolio agli stati nuovi membri dell’Unione Europea o a quelli dalla geografia postale accidentata. Ogni stato comunque può sussidiare il servizio universale e si è liberi di aprire il mercato anche prima delle scadenze. Germania e Olanda, ad esempio, hanno già stabilito di sopprimere il monopolio postale dal 1° gennaio 2008, seguendo l’esempio di Gran Bretagna, Svezia, Finlandia. La vicenda della liberalizzazione dei mercati postali si trascina da un quindicina d’anni e la storia postale ci illumina, insegnandoci tra l’altro quanto sia in salita la strada che conduce a liberarsi da dei condizionamenti che appunto in un passato lontano, e difficile, hanno trovato la loro prima ragion d’essere.

Ministro assolutamente soddisfatto del risultato raggiunto

Sostegno al servizio universale anche dopo


Lettere e letteratura

PRATO, 1 ottobre 2007. Oggi comincia il tradizionale corso residenziale, o seminario settimanale, “Scrittura e comunicazione” a Palazzo Datini, organizzato dall’Archivio di Stato in collaborazione con l’Istituto di studi storici postali. Stavolta sotto i riflettori sono le lettere intese come genere epistolare e letterario. Alle esercitazioni di Paleografia mercantesca con Elena Cecchi si affiancano diverse altre lezioni anche se ci meraviglia l'assenza del maggior specialista italiano in materia, appunto quel Raffaele Morabito dell’Università dell’Aquila, autore del libro Lettere e letteratura il cui titolo ha certamente ispirato i bravi toscani. Speriamo che almeno nella prolusione sia stato ricordato. Una novità significativa dell’edizione 2007 del seminario il fatto che i partecipanti non residenti, pagando la quota d’iscrizione, possono essere alloggiati gratuitamente. Quella dell’ospitalità postale a Prato è una nobile tradizione.

C’era una volta… la letteratura “postale”


Nuovi servizi da collezione

BELLUNO, 1 ottobre 2007. Annuncio importante in tema di strategie post-monopolio per la posta. Presso gli uffici presenti sul territorio sta per entrare in funzione un nuovo “sportello” che potrà riservare sorprese ai collezionisti. La Provincia ha infatti deciso di delocalizzare lo sportello civico del cittadino, che ora può consegnare documenti relativi all’ente direttamente alla posta. Basta presentarsi con due copie della carta. Una sarà restituita timbrata e col numero di protocollo mentre l’altra proseguirà per Belluno. La Provincia ha fatto allestire speciali buste che viaggiano senza spese per il mittente e che non mancheranno di attirare i cultori di postfilatelia. Naturali le discussioni in ordine alla natura di tali oggetti. Trattandosi di buste prepagate, distribuite dalla posta, alla luce della fine del monopolio i novatori le giudicheranno “intero” postale, e altri invece si opporranno con forza alla catalogazione.

La Provincia si trasferisce negli uffici postali


Cartoline postali in politica

ROMA, 1 ottobre 2007. E’ una tecnica postale tipicamente anglosassone, che spazia dall’America all’Australia, quella di premere sui politici attraverso una strategia di messaggi scritti inviati in grande numero, che prende il nome di Letter Writing Campaign. Ne parliamo perché due casi nel nostro paese hanno vivacizzato l’agenda di fine settembre. Ovviamente la forma italiana tiene conto di una idiosincrasia nazionale per le buste e le lettere e si rivolge ad altri materiali postali. Il primo esempio viene dalla Calabria con la petizione al presidente della Repubblica affinché tuteli il giudice De Magistris, pubblico ministero a Catanzaro, sottoposto ad ispezione da parte del ministro della Giustizia per un’indagine su malversazioni che coinvolgono diversi politici. Il magistrato ha sollecitato il sostegno dell’opinione pubblica, che non è mancato, e tra le manifestazioni si è fatta appunto notare l’idea delle 15.000 cartoline da far firmare ai cittadini e imbucare per il Quirinale. Anche a Roma il sindacato dei dipendenti Alitalia ha deciso di allestire 10.000 cartoline da spedire poi singolarmente, con la firma del lavoratore, al presidente del Consiglio. Il testo del messaggio scelto è del tipo breve da cartolina, e redatto secondo l’antica regola postale delle cinque parole: “Prodi non chiudere l’Alitalia”. L’iniziativa ha dato fastidio al presidente della Compagnia, uomo certamente di potere e in questo senso testimone del fatto che certe forme di comunicazione, apparentemente desuete, conservano la capacità di colpire, e non solo il primo mittente. Attingendo in questo a una forza profonda che, storicamente, caratterizza le vicende postali.

Cartoline di protesta in arrivo al Quirinale

10.000 cartoline a Prodi per Alitalia

Ci scavalcano inviando le cartoline a palazzo Chigi


Les Correspondances de Manosque

MANOSQUE, 1 ottobre 2007. Al tempo delle vacanze tiene dietro quello dei rientri, anche per la nostra rubrica, che con simbolica cronologia segnala alle ora 17 di ieri la conclusione della 9ª edizione del locale Festival delle Corrispondenze idealmente collegato all’iniziativa canadese Correspondances d’Eastman, di cui aveva parlato il 3 agosto prima della villeggiatura. E Manosque ha offerto un finale grande cinema grazie allo spettacolo di lettura ad alta voce e con chitarra delle lettere che Calamity Jane, la pistolera del West, aveva scritto per 25 anni alla figlia (affidata ad una coppia di amici) ma mai spedite, e solo dopo la sua morte consegnate alla destinataria. Missive di notevole delicatezza psicologica, ritrovate di recente da un ricercatore francese e oggetto di pubblicazione. Anche quest’anno sono state giornate di fervore in Alta Provenza intorno ai temi delle lettere e della letteratura elettrizzando un vasto pubblico presente (stimolato in prima persona a scrivere almeno una missiva spedibile esentasse). Lo testimonia il programma degli eventi che suggeriamo di consultare magari per copiare idee da una cultura postale che si sta facendo ogni anno più forte. L’intuizione iniziale fu di dar vita a una manifestazione che in quanto avvenimento fosse in grado di comunicare al grande pubblico le differenti anime dell’epistolarità. Una sorta di ideale passerella tra scrittura delle lettere e letteratura. E a noi piace pescare, in un mare di offerte, l’iniziativa “Lettere aperte agli archivi” cioè il messaggio agli operatori dei beni culturali a valorizzare lettere e carteggi conservati nei fondi d’archivio perché si tratta di un tipo di fonte estremamente varia, in grado di svelare i giochi nascosti dietro la grande storia. Leggere questo tipo di carte ad alta voce, in pubblico, è un modo nuovo — spettacolare — per far riemergere la lettera archiviata in tutti i suoi stati: ufficiale, amministrativa, commerciale, famigliare, intima. In particolare si sono viste le missive collegate alla funzione amministrativa in Provenza, le lettere dal carcere, e le lettere scritte a una conduttrice di un programma radiofonico di successo degli anni ’60. Le corrispondenze del passato si legano a quelle di oggi e per questo vanno indagati i rapporti tra lettere su foglio di carta e nuovi media elettronici. Da segnalare la presenza convinta della posta francese che contribuisce sia attraverso la Fondazione che il gestore. Anche se il programma comprende un mercatino di libri usati, cartoline e francobolli, ci pare un ben serio limite metodologico l’assenza di spazi per la cultura filatelica o la storia postale. Non si capisce se ciò dipenda da una presunzione di superiorità dell’ambiente letterario o da qualche deficit di corrispondenza tra le diverse parti in causa.

L’edizione 2007 del Festival

Les Correspondances de Manosque
Livres & Lettres - Salons & festivals

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