Nel segno di Pynchon e David Scott

L’incanto del lotto 49 di Thomas Pynchon (1967) è un libro famoso, vero romanzo di culto, in cui l’immaginario postale si fa lente d’ingrandimento dell’America contemporanea con le sue fobie. I critici che hanno studiato queste pagine intrise di metafore, sviscerandone i significati profondi — soprattutto in termini di cultura post-moderna — hanno lasciato in ombra (inevitabilmente) gli aspetti postali.
Eppure la chiave di volta, finale, è proprio la vendita all’incanto di un lotto contenente rari francobolli non governativi con filigrana corno di posta e sordina. Mutola cornetta — per usare un aggettivo del Rinascimento — icona dei molti ostacoli frapposti al comunicare che www.storiediposta.it colloca volutamente in testa al portale.

Nel suo libro Pynchon ricostruisce una misteriosa eredità thriller la cui beneficiaria accumula indizi su un sistema sotterraneo (chiamato Trystero) che recapita lettere fra città americane — in parallelo alla rete postale — sfruttando grottesche cassette d’impostazione (i cestini dei rifiuti) e furtivi movimenti di marginali. Il tutto messo su dagli eredi dei corrieri medievali sbaragliati dai Thurn und Taxis e dunque costretti a rifugiarsi nel nuovo mondo.

Nelle università Usa The Crying of Lot 49 ha attivato diversi filoni di studi. Non tocca comunque a noi intrattenere il lettore di lingua italiana in termini di critica letteraria (cosa che il libro merita e a cui in parte supplisce Internet) quanto segnalare agli appassionati di cose postali (non solo italiani) gli elementi di lievito culturale di un testo ancora poco conosciuto in Europa (la traduzione italiana delle Edizioni e/o di Roma è in libreria a 8 euro).

Torneremo sui misteri storico postali di Pynchon, bravissimo a rievocare l’odio tra ‘servizio postale’ governativo (reso imperioso dal monopolio) e ‘servizio corrieri’, vale a dire tutto quanto il resto in termini di comunicazione organizzata e di occasioni, inclusa l’area della concorrenza tra vettori che il servizio postale — da sempre — ha criminalizzato. La nostra disciplina non farà molti passi avanti senza una chiave di lettura critica della storia che inglobi il problema della contrapposizione pubblico/privato in tema di comunicazioni organizzate.

Tra le immagini postali significanti — sullo sfondo — brilla quella dei francobolli come metafore del mondo.

A ristabilire centralità al francobollo nel sapere storico postale lavora la nostra Accademia che tra l’altro ha reso disponibili al pubblico italiano, traducendoli, vari saggi di David Scott, professore di umanistica al Trinity College di Dublino e padre di un modello semiotico (rigoroso e insieme accessibile) di approccio al francobollo in quanto tale.

Pare di buon auspicio — sotto l’egida di maestri come Thomas Pynchon il misterioso e David Scott l’amico — mandare in soffitta le grevi bolgette da postino per nuove volatili rotte sui bip di posta elettronica.
[C. F.]

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